Our Style

Our Style

 

 

 

 

Quale differenza c’è fra moda e stile?  

 

«Per me la moda è un po’ la data di scadenza dello yogurt: molto bella e molto buona, però stagionalmente cambia. Siamo tutti un po’ travolti da mille splendide sollecitazioni. Lo stile ha invece un carattere di permanenza. E’ qualcosa che si rafforza con il tempo. Come quelle persone che maturano con garbo. E’ come un buon vino: lo stile si sostanzia della personalità di chi lo interpreta. Non passa, si consolida. La moda è fatta invece da tendenze generali che possono, in qualche maniera, essere colte da tutte. Lo stile è personale, qualcosa di unico come un codice a barre. Proprio per questo è unico e distintivo della persona» 

 

 

 

Il suo libro si rivolge a donne già “consapevoli” del loro stile o anche a quelle magari ancora inconsapevoli del poter essere “principesse”?  

 

«Il libro è basato su studi che ho fatto negli Stati Uniti e vuole permettere alla lettrice di costruire il suo stile attraverso consigli che i grandi consulenti di immagine utilizzano nella loro attività. Detto questo chi lege questo libro dovrebbe avere una certa consapevolezza del proprio stile, ma che magari si sono stufate di un armadio colmo di cose che magari non si parlano e non si incrociano fra di loro. Persone che vogliono potenziare il messaggio visivo che già stanno veicolando» 

 

 

 

Lei scrive che “Ci sono persone che non si autorizzano a ricevere i complimenti...”, magari perché hanno delle insicurezze. Nei suoi consigli c’è qualcosa di utile per queste donne?  

 

«Mi viene in mente una cosa che ho imparato sul campo. I “maschietti” hanno tanto da insegnare a noi donne. Quando mi capita di accompagnare degli uomini a comprare dei pantaloni, può capitare che siano stretti. L’uomo li restituisce dicendo che gli vengano dati “quelli della sua taglia”. La donna, magari perché condizionata da modelli televisivi, tende spesso a pensare di essere inadeguata. Dunque non è il vestito che non va bene, ma è lei che è fuori forma. Invece l’autostima è la prima condizione per creare un proprio stile: il vestito può essere perfetto e bellissimo, ma se lo si porta con le spalle incassate perché non si è convinti di se stessi è normale che questo emerga» 

 

 

 

Alcune donne seguono le mode per ricevere una sorta di riconoscimento sociale fra le persone che frequentano, spesso anche a scapito del proprio portafoglio. Mentre i suoi consigli tengono anche conto del lato economico, considerando il momento non certo felice per i conti in banca. Come si possono conciliare le due situazioni?  

 

«Come ho scritto in un precedente libro, in Italia c’è un po’ la tendenza a considerare la corsa alla griffe come se fosse la copertina di Linus. Il paradosso è che quando si mette un capo palesemente riconoscibile, di tendenza e griffata, si trasferisce automaticamente la propria autorevolezza allo stilista di riferimento. Se invece si crea uno stile proprio, allora si emerge come persona. Si pensi allo stile di Oscar Giannino: può piacere o meno, però è solamente suo. Arriva prima il suo messaggio visivo, corroborato e sostanziato dalle sue parole, ci mancherebbe, e poi arriva lui. Non ha bisogno di vestire Dolce&Gabbana, Armani o altri marchi evidenti per essere autorevole. Anzi, se ne guarda bene» 

 

 

 

E come la mettiamo con il conto in banca?  

 

«Io sono una di quelle che sono guarite dall’ossessione dell’acquisto. Io tendevo a comprare moltissimo. Invece ora insegno alle donne che mi chiedono una consulenza come creare delle “capture collection”, cioè a trovare quelli che sono i loro capi base, quelli che amano di più: un tubino, una giacca particolare,... e intorno a quel capo molto amato costruire degli outfit trasversali che prevedono uno o due tipi di pantaloni, una camicia bianca, un dolce vita... Elementi che semplificano la vita alla mattina e che, alla fine, fanno anche risparmiare. Gli armadi delle donne sono pieni di cose che sono dettate dagli umori di un giorno, di una litigata con il fidanzato, etc etc che poi rimangono abbandonate nel guardaroba» 

 

 

 

Dunque si punta ad avere colonne portanti attorno alle quali si costruisce il resto. Però siamo sicuri che l’aspetto emotivo non rischi di far vacillare il nostro stile?  

 

«In realtà non è proprio così. Quando si imparano queste regole, create da grandi consulenti di immagine, le situazioni emotive diventano come delle trasgressioni. Non sono dunque degli errori, ma sono delle varianti sul tema. Il mio consiglio è costruire uno stile personale, ne parlo proprio nell’ultimo capitolo, e da questo muoversi: la donna che sceglie lo stile classico avrà pochi elementi umorali, mentre quello eccentrico avrà più variazioni, perché è nella natura delle scelte. Pensare ai fondamentali e poi su questi giocare con gli accessori, con i bijoux, con le borse, con le scarpe... lì si può cavalcare quello della tendenza troviamo corrispondente della nostra personalità, lì lasciarsi andare all’umore del momento» 

 

Abbiamo raccolto l'intervista a Cinzia Felicetti, direttrice di Marie Claire Mason, per esprimere un concetto di STILE estremamente personale, che può essere migliorato, enfatizzato, e , perchè no, imitato.

qui di seguito alcune STYLE ICON, Jenna Lyons, Emanuelle Alt, Carine Roitfeld e Olivia Palermo.

 

Carine Roitfeld   Stile Icon Jenna Lyons  Style Icon Olivia Palermo  style Icon Emmanuelle Alt